LEONARDO LUCATO

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Gregor. La prima profezia - Suzanne Collins

“Hai chiesto perché i ratto detestano così profondamente i Sopramondo. È perché sanno che uno di loro sarà il guerriero della profezia.” “Ah, capisco” fece Gregor. “E quando arriva?” Vikus lo fissò. “È già qui.”

Gregor, un ragazzo undicenne di New York rimasto senza padre, scomparso senza lasciare traccia due anni addietro, conduce una vita faticosa e depressa, finché un giorno, per seguire la sua sorellina di due anni Boots che è entrata in una grata della lavanderia di casa, finisce in quello che viene chiamato Sottomondo, un mondo sotterraneo popolato da umani con la pelle bianca come il latte, insetti enormi, ratti grossi come tigri e molto altro.

Sebbene possa sembrare un banale libriccino fantasy visto da fuori, “Gregor” affronta una vastissima moltitudine di temi complicati e profondi, quali la paura della morte, la guerra, la natura umana, l’amicizia e l’amore. La scrittura è semplice e diretta, molto chiara, come in “Hunger Games”, di cui peraltro l’autrice è la stessa. Ammetto che questa piccola perla di libro non è stato accolto a braccia aperte da pubblico e critica, ed è tutt'oggi piuttosto sconosciuto. Il che è un peccato, a mio parere, perché più si va avanti con la trama e la saga, più si scopre quanto la fantasia della scrittrice si sia spinta in là. Il problema più grosso, a mio parere, è il target. Difficilmente un bambino di undici anni capirebbe tutti i temi affrontati, e “Gregor” non è come “Harry Potter”, in cui scopri cose nuove che tu lo legga a undici o sedici anni. Infatti, “Gregor. La profezia del Grigio” è uno di quei libri che riscoprendo da più grandi apprezzi molto di più di quando eri più giovane.

Come detto sopra, consiglio questo libro soprattutto a ragazzi adolescenti, ma penso che, nonostante tutto, anche un bambino di undici o dodici anni possa essere intrattenuto da esso.

Leonardo Lucato, progetto PCTO Biblioteca per ragazzi, Leggere on the Road

1: La compagnia dell'anello - John Ronald Reuel Tolkien

“Un anello per domarli, un anello per trovarli, un anello per ghermirli e nel buio incatenarli”

Frodo Baggins, cugino di Bilbo Baggins, viene in possesso dell’anello magico di suo zio, che permette a chi lo indossa di diventare invisibile a chiunque. Ma Gandalf il Grigio, stregone e vecchio amico di Bilbo, scoprendo che quell’anello è in realtà niente di meno che l’Anello del Potere che permetterà al Signore Oscuro Sauron di tornare al potere, spinge Frodo a intraprendere un pericoloso viaggio verso la Terra di Mordor per distruggere l’anello nelle fiamme del Monte Fato.

I temi trattati da “Il Signore degli Anelli. La Compagnia dell’Anello” sono molti, diversamente da ciò che qualcuno potrebbe pensare; il romanzo tratta della lotta tra il bene e il male, dell’amicizia tra Frodo Baggins e Sam Gamgee, suo compagno di viaggio, ma anche dei pregiudizi nei confronti degli Orchi, per esempio.

Devo partire con una precisazione: “Il Signore degli Anelli” non è un libro scorrevole. O meglio, non lo è la traduzione che ho letto io, perché ho sentito dire da molti che il libro in lingua originale è molto più fluido. Detto ciò, vorrei far notare come una scrittura pesante rallenti la lettura e basta, e non sia affatto sinonimo di coltezza e, al contrario, scorrevolezza e ignoranza non sono la stessa cosa; “Harry Potter” è un libro scorrevolissimo e rimane comunque molto colto. Tuttavia, superato l’ostacolo della scrittura, “Il Signore degli Anelli” è un fantastico libro, anche se a volte si perde in punti della trama che non torneranno in futuro, come nel capitolo dedicato a Tom Bombadil o al Sinuosalice.

Consiglio questo libro a tutti, anche se avverto che chi lo leggerà dopo essersi appassionato ai film lo troverà molto più lento, in quanto la trama procede con molta più calma nei libri, cosa che per motivi di durata non poteva essere fatta nei film. Inoltre, non è assolutamente necessario aver letto “Lo Hobbit” prima di leggere “Il Signore degli Anelli”, ma almeno bisognerebbe sapere come Bilbo è entrato in possesso dell’Anello.

Leonardo Lucato, Liceo Scipione Maffei, progetto PCTO "Biblioteca per ragazzi", "Leggere on The Road"

Hunger Games. Ballata dell'usignolo e del serpente - Suzanne Collins

“Gli Snow si posano in cima”.

Coriolanus Snow è un giovane studente dell’Accademia, a Capitol City. Quest’anno sarà mentore degli Hunger Games, giochi in cui ventiquattro ragazzi vengono chiusi in un’arena e lì devono massacrarsi finché non ne rimarrà solo uno. A ogni mentore viene assegnato un ragazzo, e a Coriolanus tocca la ragazza del distretto 12, il più povero in assoluto. Dovrà cercare di farla sopravvivere nell’Arena, perché ha disperatamente bisogno dei soldi della vincita.

I temi trattati non sono nulla di nuovo rispetto al precedente “Hunger Games”, ma non lo considero un difetto, dato che questo non è l’obiettivo della storia e inoltre in un racconto così particolari temi delicati stonerebbero con il resto.

Non rivelerò troppo della trama, per non rovinare la storia a chi non l’ha ancora letto, ma mi limiterò a dire che il libro parla di uno Snow “puro come la neve” che cresce in una città malvagia gestito da adulti malvagi e contro la sua volontà si trasforma in quello che i lettori di “Hunger Games” sanno; ma parla anche della storia tra Corio (così lo chiamano tutti) e Lucy Gray; ma anche dell’amicizia tra il protagonista e il pesce fuor d’acqua Seianus Plinth. E ne parla bene. Sì, “Ballata dell’Usignolo e del Serpente” è un libro ricco di sottotrame, che non si limita a raccontare la storia di un ragazzo che fa il mentore negli “Hunger Games”. Addirittura, nell’Arena ci passiamo soltanto un terzo del libro, e il resto si centra soprattutto sulla caratterizzazione dei molteplici personaggi. La scrittura è descrittiva ma non troppo, leggera, il lessico è elevato ma non incomprensibile, le scene trasmettono esattamente quello che vogliono trasmettere. L’unica mancanza, ma inevitabile, sono le canzoni, che scritte non rendono come ascoltate. Però, appunto, non si può fare a meno di questo inconveniente.

Consiglio questo libro soprattutto a chi ha almeno un po’ di dimestichezza col mondo di Hunger Games, perché la scrittrice non fa descrizioni delle cose già menzionate nella trilogia precedente. Non bisogna leggersi i libri, anzi, la storia risulta anche più bella se non si conosce la storia di Katniss Everdeen, ma almeno sapere cosa sono i distretti, l’Arena, gli Hunger Games eccetera.

Leonardo Lucato, Liceo Scipione Maffei, progetto PCTO "Biblioteca Ragazzi", "Leggere on the Road"

Il buio oltre la siepe - Harper Lee

“Era un tipo perbene…” “Come la maggior parte delle persone, Scout. Quando alla fine riesci a vederle.”

In un’America degli anni ‘30, in una cittadina di nome Maycomb, un uomo di colore viene accusato di violenza contro la figlia di un uomo bianco. Il padre della protagonista assumerà l’incarico di difenderlo dalla pena di morte.

Premetto che questa non sarà una recensione della storia originale di Harper Lee, ma del modo in cui è stato realizzato il Graphic Novel della stessa, a cura di Fred Fordham. Prima di tutto, vorrei focalizzarmi sulla cosa che in una storia a fumetti spicca più di ogni altra, ovvero i disegni; purtroppo devo ammettere che i disegni del signor Fordham mi sono parsi abbastanza ordinari, e incapaci di replicare le immagini che si creavano nella mente dei lettori di Lee, come la cupa e non curata casa di Arthur “Boo” Radley o alcune sequenze su cui non scenderò troppo nello specifico per non anticipare nulla a eventuali lettori che non conoscono l’originale romanzo. Una seconda cosa che non mi ha convinto è stato il mantenere il fatto che fosse Scout adulta a raccontare la storia, cosa utile e poco invadente nel libro originale, ma non richiesta nel Graphic Novel: essendo un insieme di disegni, non serve che sia qualcuno a raccontare, no? Inoltre, questa cosa aggiunge un bel po’ di parti scritte, che in un fumetto dovrebbero essere limitate più possibile, a mio parere. Infine, molti tagli alla trama originale non mi hanno per niente convinto; non scenderò nello specifico, per lo stesso motivo di prima, ma mi pare un po’ eccessivo tagliare parti di un libro di sì e no 120 pagine. Dopo tutto ciò, voglio però ricordare che la storia di Lee sia molto meritevole di attenzione, e che per questo qualunque lettore troverà molto piacevole anche il Graphic Novel.

Nonostante la molteplicità e la profondità dei temi trattati in questa storia - la disparità dei generi e la discriminazione razziale sono i più evidenti - io la consiglierei a un pubblico di ogni età, premettendo però che più si è maturi, più la storia risulterà profonda e saggia. Come detto già sopra, consiglio questo specifico fumetto sia per i nuovi lettori, sia per chi ha apprezzato il romanzo di Lee e vuole vederlo sotto un’altra forma.

Leonardo Lucato, Liceo Scipione Maffei, Progetto PCTO "Biblioteca Ragazzi", "Leggere on the road"

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