Il mio passato eschimese
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Libri Moderni

Qupersiman, Georg

Il mio passato eschimese

Abstract: Il protagonista di questa biografia è un eschimese, Qupersiman, nato nel 1889 in Groenlandia e che negli anni Sessanta ha affidato le memorie della sua giovinezza a un pastore protestante danese. Il racconto che ne deriva, asciutto ed essenziale come il succedersi delle cose, è una testimonianza su un mondo e su una civiltà ormai quasi del tutto scomparsa. Il mondo artico è evocato nel suo biancore e nel suo ghiaccio, nei kayak che percorrono le acque gelate, nella bellezza degli iceberg e degli abbaglianti specchi d'acqua che fanno risaltare, per contrasto, l'estrema povertà e durezza dell'esistenza.


Titolo e contributi: Il mio passato eschimese : memorie di uno sciamano della Groenlandia / Geor Qupersiman ; a cura di Otto Sandgreen ; traduzione di Eva Kampmann

Pubblicazione: Parma : Guanda, [1999]

Descrizione fisica: 211 p. ; 22 cm

Serie: Biblioteca della Fenice ;

ISBN: 88-8246-016-9

Data:1999

Lingua: Italiano (lingua del testo, colonna sonora, ecc.)

Paese: Italia

Nota:
  • Tit. orig.: Mineskimoiske fortid

Nomi:

Soggetti:

Classi: 299 Religioni non enunciate altrove (14)

Dati generali (100)
  • Tipo di data: monografia edita in un solo anno
  • Data di pubblicazione: 1999
  • Target: adulti, generale
Testi (105)
  • Genere: fiction

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CIVICA COLLEGIO 299 QUP SBU066878 Su scaffale Disponibile
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«Salimmo su per un ripido pendio e, arrivati in cima, ci fermammo. Non dimenticherò mai che al momento di fermarsi Kúnak, forse per la stanchezza, forse perché ce l'aveva con me – durante la salita aveva camminato quasi sempre a lato della slitta – mi disse: "Perché mai siamo dovuti venire a prenderti nel cuore dell'inverno? Ricordati che sono venuto a prenderti per aiutarti a fuggire. Quando saprai cavartela da solo, dovrai cercare qualcosa!"
Con queste parole ci si rivolgeva alle persone che si voleva far diventare sciamani, esortandole a cercare cose singolari, cose strane, lontano dagli insediamenti degli uomini. E lui lo disse proprio a me.»

(La nostra fuga)

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