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Gli sdraiati
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Serra, Michele <1954->

Gli sdraiati

Milano : Feltrinelli, 2013

Abstract: Loro ci sono. Loro sono di là. O forse sono altrove. Se li chiami, c'è anche il rischio che rispondano. Ma con che risultato? Loro sono riconoscibilissimi - ma chi li ha visti crescere teme sempre che possano essere stati sostituiti. Inquietanti o inquieti? Loro passano gran parte del tempo in una posizione orizzontale che non è necessariamente quella del sonno. Ma certamente dormono quando gran parte del mondo è sveglia. Loro sono gli adolescenti, anzi i figli adolescenti. Così se li immagina Michele Serra: sdraiati. Gli sdraiati fanno paura, fanno tenerezza, fanno incazzare. Eppure se interrogati a volte sorprendono per intelligenza, buon senso, pertinenza. E allora? Bisogna raccontarli, guardarli, spiarli. Cosa che Michele Serra fa con l'ansia del padre, con lo spirito del moralista, con l'acutezza del comico. Gli sdraiati è un romanzo, un saggio, un'avventura. Ed è anche il monumento a una lunga generazione che si è allungata orizzontalmente nel mondo, nella società, e forse da quella posizione sta riuscendo a vedere cose che gli eretti non vedono più, non vedono ancora, hanno smesso di vedere.

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Libro per tutti....in particolare i genitori. Scritto molto bene, ironico, allegro... a volte un pò amaro ma....bello

“Gli Sdraiati” di Serra Michele.
Io sono stato adolescente e sono stato padre di adolescenti, ora sono nonno con dei fantastici nipotini che sono figli dei miei figli che erano adolescenti. Come vedete, anche secondo le ultimissime parole del libro: “Finalmente posso diventare vecchio” e ne sono grato, è veramente un dono. Con queste ultime parole del libro che ho appena sottolineato, penso si racchiudi tutto il senso di questo bellissimo libro e penso si racchiuda tutto il fine escatologico di essere padri, sì padri ma anche figli. Penso che essere padri è una vera missione, una vocazione, una scoperta, un senso della vita, una unione sponsale (non si diventa padri da soli), una responsabilità, un grandissimo dono. Domanda! Siamo pronti a tutto questo? No! Nessun padre vero lo è prima di diventarlo, lo si diventa strada facendo, si cresce pari pari con il figlio, ogni figlio (perché ogni figlio è diverso). L’autore ci presenta una storia penso molto autobiografica, segnata però da una fatica aggiuntiva, cioè essere padri separati dal coniuge, che per fortuna non è stata la mia esperienza. Non è cosa da poco, perché un figlio che cresce in una famiglia che purtroppo non è più una famiglia, si presentano delle problematiche ulteriori e per forza di cose anche la relazione padre/figlio ne risulta sbilanciata e contaminata. Quindi dobbiamo partire da questa base di partenza per svolgere ulteriori riflessioni. L’autore è stato molto bravo nel descrivere la sua posizione di padre, usando un linguaggio ironico, comico, poetico, lessicale, a volte volgare, criptico, allegorico, duro, profondo. Ma forse, tutta questa ricchezza, si è trasformata in limite di comprensione. Ebbene sì, spesso ho dovuto rileggere alcuni passaggi, perché facilmente perdevo la sintonia per l’uso eccessivo di linguaggio ricercato, forbito, innovativo ed era difficile collegarsi immediatamente al linguaggio usato, che cambiava continuamente: a volte comico, a volte parodia, a volte filosofico, a volte reale, a volte allusivo, allegorico, metaforico. Troppo, forse una overdose. Altro limite è forse un atteggiamento troppo ossessivo da parte del padre nel trovare le risposte, senza capire bene quali erano prima le domande. Ma si sa nell’età adolescenziale è difficile districarsi, anche perché si è molto dilatata (qui si parla di diciannovenni/ventenni). Molto bello il richiamo tra un capitolo e un altro, una specie di fil rouge, della famosa salita al Colle della Nasca che altro non è che una metafora del cammino di crescita della relazione padre/figlio che inevitabilmente deve portare ad un distacco ed ad una separazione per raggiunta autonomia del figlio. La consapevolezza di questa separazione è necessaria, ma è sempre dolorosa e l’autore ce ne offre una testimonianza (occhi umidi durante l’ultima salita). E’ una esperienza che anch’io ho vissuto, in modo diverso ovviamente, quando mio figlio si è sposato e con il suo trolley e bagaglio, in solitaria l’ho visto allontanarsi dalla mia casa. In quel momento ho pianto e ora che ci ripenso piango ancora. Per nascere a nuova vita è necessario ci sia una perdita, un distacco e una separazione è per legge naturale e oserei dire “Divina”. Oggi è Sabato Santo e domani è Pasqua: è la storia di Cristo, è la storia del Padre, di tutti i padri. Buona Pasqua a tutti e in modo particolare ai Padri.

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