Storia culturale del cibo e dell'alimentazione

Ciò che mangiamo, il modo di prepararlo, i modi di dire che riguardano il cibo, tutto questo racconta aspetti profondi e affascinanti della storia della nostra e delle altre civiltà.

Questa bibliografia digitale vi propone un ventaglio di letture sulla storia degli alimenti e delle tecniche culinarie, ma anche degli approcci sociali, delle disponibilità economiche e delle interpretazioni culturali che nel tempo hanno investito di significati ciò che mangiamo. 

 

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Spezie. Una storia di scoperte, avidità e lusso
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Antinucci, Francesco

Spezie. Una storia di scoperte, avidità e lusso

Laterza, 09/06/2016

Abstract: La grande avventura delle spezie nella cucina, nella storia e nel mito. Un racconto tutto pepe! Corrado AugiasLa storia di una delle categorie alimentari più interessanti e controverse, affascinanti come può esserlo solo il superfluo. Carlo PetriniAlla noce moscata si deve che New York non si chiami Nuova Amsterdam. Infatti gli olandesi barattarono con gli inglesi le proprie conquiste in America per non trovarseli tra i piedi nelle Molucche, dove si produceva questa spezia. È solo uno degli episodi che dimostrano, come spiega Antinucci, come la grande storia sia strettamente connessa alle spezie. Ma questo libro è anche un libro di ricette, riportate da famosi cuochi e gastronomi secolo dopo secolo. Scopriremo, ad esempio, che per gustare pietanze simili a quelle della Roma Imperiale non conviene prenotare in un'osteria di Trastevere, ma piuttosto in un ristorante cinese di Shangai. Rocco Moliterni, "Tuttolibri"Dall''invenzione' della speculazione finanziaria all'apertura di nuove rotte: zenzero, cannella, noce moscata, curcuma, pepe, zafferano hanno cambiato la storia. Nicola Saldutti, "Corriere della Sera"

Il pane selvaggio
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Camporesi, Piero

Il pane selvaggio

Il Saggiatore, 20/05/2016

Abstract: Nell'Europa fra Quattro e Settecento, larga parte della società era non solo schiacciata dal peso degli status piramidali, immodificabili per legge divina e volontà regale, ma anche oltraggiata dalla fame e dalla miseria, tiranneggiata dall'uso quotidiano di pani ignobili, spesso mischiati volontariamente con erbe e granaglie tossiche e stupefacenti.Mentre i Galilei, i Cartesio e i Bacone fabbricavano una macchina del mondo razionale e ordinata, la sottoalimentazione cronica e l'ubriachezza domestica generata da queste droghe campestri e familiari lanciavano il corpo sociale in un viaggio onirico di massa, in trance ed esplosioni dionisiache che coinvolgevano interi villaggi, nei meandri di un immaginario collettivo demonico e notturno che compensava un'esistenza invivibile, alle soglie dell'animalità.Nel Pane selvaggio Piero Camporesi, ricorrendo a un'ampia campitura di fonti letterarie d'età moderna, racconta un'umanità narcotizzata, preda di una colossale vertigine oppioide, che viveva in un mondo di squallida apatia intellettuale e morale e di disinteresse per le cause più alte, sprofondata in un universo fantastico. Un'umanità, tuttavia, che ancora conosceva la percezione extrasensoriale della realtà, forme di coscienza e di scienza diverse da quelle, a una sola dimensione, della razionalità, e che dunque ancora poteva attingere ai serbatoi onirici che l'interdizione delle erbe allucinogene ha poi distrutto.Piero Camporesi – che per statura può essere avvicinato a Jacques Le Goff, e che come questi si è adoperato per restituire il ritratto storico e sociale dell'Europa preindustriale attraverso i sensi degli uomini che vi avevano materialmente vissuto – è stato un maestro, con la sua ricerca, per generazioni di studiosi, e con la sua prosa ricca eppure nitida impersona una delle massime vette raggiunte dalla scrittura italiana secondo-novecentesca. Tra i molti scritti di cui è stato omaggiato dai più importanti intellettuali e uomini di lettere contemporanei figura quello di Umberto Eco con cui si apre questa edizione del Pane selvaggio, con la quale il Saggiatore dà avvio al progetto di ripubblicazione del corpus delle opere di Camporesi: per rendere nuovamente al pubblico l'illuminante lettura che egli ha dato del nostro comune passato.

I racconti della tavola
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Montanari, Massimo

I racconti della tavola

Laterza, 07/07/2016

Abstract: Il cibo è in sé un patrimonio di intrecci, un narratore straordinario: Massimo Montanari, studioso di primo piano di storia dell'alimentazione, ne sfrutta in queste belle pagine ogni potenzialità narrativa. Paolo Di Stefano, "Corriere della Sera"Un'affascinante serie di pasti avvenuti nel corso dei secoli, dal banchetto di Carlo Magno a Pavia qualche anno dopo il 774 a quello per Cristina di Svezia a Mantova nel 1655: resoconti storici, leggende amene, invenzioni letterarie che lasciano a bocca aperta.Un libro dove riscopriamo il senso profondo che il mangiare insieme a tavola racchiude, come i cibi racchiudono a loro volta un gusto per la vita. Enzo Bianchi, "Tuttolibri"Uno straordinario percorso intorno a testi antichi dove il cibo diventa parte sostanziale per illuminare il contesto. Storie che vanno dal medioevo profondo fino ai trionfi barocchi, tra banchetti, digiuni, penitenze, ostentazione dell'abbondanza. "Il Messaggero"