Giorgio Falco, "Flashover. Incendio a Venezia"

La sera del 29 gennaio 1996 un incendio illumina il cielo di Venezia.
Il teatro La Fenice brucia. L’incendio è stato appiccato dal titolare di una piccola ditta in ritardo sulla fine dei lavori per il restauro del teatro.
Giorgio Falco ha scritto un libro che come un incendio illumina e divora il suo oggetto: ricostruzione di una storia vera e sua decostruzione; romanzo di un’ossessione; indagine sul desiderio e sul potere del denaro di trasformare le cose e i corpi; ritratto in maschera degli ultimi quarant’anni di storia italiana, autobiografia di tutti. 

[L'audio dell'intervista è sul sito di Fahrenheit, Rai Radio 3.]

 

In catalogo (ebook): Giorgio Falco, Flashover, Torino: Einaudi, 2020

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Anna Wiener, "La valle oscura"

Al di là dello stile spigliato, dell’umorismo disincantato e del cinismo gentile, il cuore del libro sta evidentemente nella promessa di offrire una testimonianza da insider su un mondo per tanti aspetti nebuloso e inquietante, nel quale ci si può ritrovare miliardari a vent’anni e dal quale, d’altra parte, si esce spesso talmente scoppiati e burnout da non essere più idonei nemmeno per le esperienze umane più basilari. E la scoperta più sorprendente, una volta chiuso il libro, è che, a dispetto dei tecnicismi e delle cifre a sette zeri, non c’è al fondo di questa «valle oscura» nulla di veramente unico, nulla che non evochi un qualche precedente nelle tante epopee tragicomiche dell’universo impiegatizio.
Il fascino algido dell’amministratore delegato, il cofondatore della startup editoriale che scrive Hemingway con due m, le battutacce sessiste e la gita aziendale sui campi da sci: tutto sembra inquadrabile in uno spaccato compreso tra Fantozzi e Bridget Jones. Sarebbe un errore però restare troppo delusi da un simile risultato perché, in un certo senso, il messaggio più istruttivo di questo memoir sta proprio nella sua mancanza di eccezionalità. O, in altre parole, nella sua capacità di far emergere tratti, attitudini e modi d’essere che appartengono, con minime varianti, alla totalità di quella che potremmo definire la forza-lavoro ipermoderna, a qualunque latitudine e a qualunque grado della scala sociale, dal più infimo al più prestigioso. [Massimo De Carolis, «Alias Domenica - il manifesto», 15.11.2020]

In catalogo: Anna Wiener, La valle oscura, Milano: Adelphi, 2020.
Disponibile anche in ebook.

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Yasmina Khadra, "Le rondini di Kabul"

"Se dovessi consigliare un autore che provi a spiegare le tragiche vicende del mondo arabo sceglierei lo scrittore algerino Yasmina Khadra. I suoi romanzi sono poetici, duri, intelligenti, sono descrizioni su quanta sofferenza possa dare il possesso di un’identità. I romanzi di Khadra sono un viaggio che obbliga il lettore a immedesimarsi nello squallore, nell’umiliazione quotidiana, nei rari agi e nei privilegi per pochi di popolazioni martoriate da decenni di conflitti. [...] Le sue storie sono sobrie, commoventi senza mai diventare patetiche, appassionanti dal punto di vista narrativo. Senza dare giudizi, Khadra lascia che sia il lettore a darne. Non intende spiegare tutta la storia del mondo arabo, ma un percorso quotidiano sul perché violenza, spesso, genera violenza. Una modalità che può catturare le persone che vogliono avvicinarsi a un tema così ostico e non intendono incominciare con volumi storiografici, spesso di parte, che lasciano il tempo che trovano" (Lorenzo Mazzoni su Editoriaraba.com).

In catalogo: Yasmina Khadra, "Le rondini di Kabul", Milano: Mondadori 2003.

In rete:

  • Un ritratto di Yasmina Khadra su Carmillaonline.com.
  • Intervista a Yasmina Khadra su Lindiceonline.com.
  • Da "Le rondini di Kabul" è stato tratto un film d'animazione presentato al Festival di Cannes nel 2020. Ne parlano su Hotcorn.com.
 

Harry Parker, "Anatomia di un soldato"

"Cosa direbbero di noi gli oggetti che ci circondano? Forse la vita di ciascuno non è così interessante o speciale, di sicuro è molto diversa da quella di Tom, Latif e Faridun. Perché loro hanno la sventura di trovarsi nel bel mezzo della guerra.
Un soldato, un ragazzo afghano militante e un suo amico che con la guerra non vorrebbe avere nulla a che fare. Ma non saranno loro a parlarvi delle proprie vite. Lo faranno degli oggetti. Una bicicletta, un laccio emostatico, un drone ma anche una sega usata per amputare una gamba dilaniata da un ordigno… che voce hanno queste cose? Sono cristalline. Chirurgiche nel portare sulla pagina ciò che è un conflitto, quello che comporta, quello che un essere umano deve subire, ciò che fa della guerra una guerra. Sono l’occasione di una prospettiva nuova.
Se pensate che questo possa essere solo un gioco narrativo, no, perché chi ha scritto il libro è tornato dalla guerra senza le gambe e aveva forse bisogno di altri occhi per vedere ciò che aveva vissuto. Alle volte chiuderete le pagine per prendere fiato ma non potrete smettere di leggere" (Bookblister.com).

In catalogo: Harry Parker, "Anatomia di un soldato", Roma: SUR, 2016.

In rete:

 
Cosa direbbero di noi gli oggetti che ci circondano? Forse la vita di ciascuno non è così interessante o speciale, di sicuro è molto diversa da quella di Tom, Latif e Faridun. Perché loro hanno la sventura di trovarsi nel bel mezzo della guerra.
Un soldato, un ragazzo afghano militante e un suo amico che con la guerra non vorrebbe avere nulla a che fare. Ma non saranno loro a parlarvi delle proprie vite. Lo faranno degli oggetti. Una bicicletta, un laccio emostatico, un drone ma anche una sega usata per amputare una gamba dilaniata da un ordigno… che voce hanno queste “cose”? Sono cristalline. Chirurgiche nel portare sulla pagina ciò che è un conflitto, quello che comporta, quello che un essere umano deve subire, ciò che fa della guerra una guerra. Sono l’occasione di una prospettiva nuova.
Se pensate che questo possa essere solo un gioco narrativo, no, perché chi ha scritto il libro è tornato dalla guerra senza le gambe e aveva forse bisogno di altri occhi per vedere ciò che aveva vissuto. Alle volte chiuderete le pagine per prendere fiato ma non potrete smettere di leggere.

Paolo Rumiz, "Maschere per un massacro"

"Anni fa, credevo che il virus balcanico fosse qualcosa di oscuro e insondabile, un flagello biblico simile all'Aids, contro cui la terapia è ancora tutta da inventare. Oggi so che è un virus assolutamente banale, che aggredisce gli individui deboli secondo schemi arcinoti e ripetitivi; so pure che i vaccini per debellarlo esistono da sempre. Nonostante questo, il microbo è onnipresente e si diffonde con facilità irrisoria. Ciò avviene - oltre che per la nostra incultura - per la sua straordinaria capacità mimetica. Esso impiega infatti energie enormi per rendersi invisibile alle future vittime. La sua specialità è far credere all'assenza di un quadro epidemico. Nonostante estenuanti monitoraggi, il medico si convince che la patologia sia congenita. Crede che fin dalla nascita il malato sia preda di una follia autodistruttiva genetica che manda i suoi organi interni in crisi da rigetto reciproco. Egli ha, di conseguenza, la demenziale illusione di poter fermare la malattia selezionando chirurgicamente l'individuo. Solo a intervento ultimato, il medico scopre di essere stato gabbato e di avere fatto il gioco di un virus. Vede che sul tavolo operatorio ciscuna delle parti divise è più malata di prima. Ma non basta; scopre che gli individui sani - avendo rinunciato al vaccino - sono stati contagiati.
La teoria dell'odio tribale per spiegare la guerra dei Balcani si adatta perfettamente a questo quadro clinico; è la più astuta delle bugie costruite dai massacratori per nascondere le loro responsabilità e raggiungere i loro obiettivi. Essa ci porta alla follia geopolitica di credere che smembrare un tessuto sociale in parti etnicamente pure sia indispensabile alla sua pacificazione." 

Trent'anni fa, il 25 giugno 1991, la Slovenia e la Crozia dichiarano la propria indipendenza dalla Federazione Jugoslava. Ha inizio così una guerra sanguinosa che si è conclusa nel dicembre 1995 e che per tutta la sua durata ha messo in evidenza i limiti della politica e della diplomazia europee e statunitensi. 

In catalogo: Paolo Rumiz, "Maschere per un massacro : quello che non abbiamo voluto sapere della guerra in Jugoslavia", Milano: Feltrinelli, 2011.
Disponibile anche in ebook.

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Maaza Mengiste, "Il re ombra"

"Il re ombra di Maaza Mengiste (The Shadow King, 2019, vincitore per la narrativa del premio The Bridge nel 2019, finalista del Booker Prize 2020), è un romanzo storico ambientato durante gli anni dell’occupazione italiana in Etiopia (1935-1941), con l’eccezione del Prologo e dell’Epilogo che si svolgono nel 1974, subito prima della destituzione dell’imperatore etiope Hailé Selassié e dell’insediamento del governo socialista del Derg. Il re ombra è un romanzo sulla memoria, su chi ha il diritto e il potere di ricordare e di costruire processi di memorializzazione, ma anche su chi ha il diritto di dimenticare e di rimuovere esperienze traumatiche collettive (come la guerra) e personali (come la violenza sessuale, presentata nel romanzo come una pratica socialmente accettata). Il re ombra narra della resistenza etiope all’invasione italiana, cominciata attraverso l’uso delle parole prima ancora che delle armi, mediante l’atto deliberato di pronunciare in maniera errata il nome del duce, mettendo in tal modo in atto un rifiuto di riconoscere la sua autorità: “Mussoloni: quella pronuncia volutamente sbagliata si è diffusa nel paese, dapprima quelli che non sapevano, poi quelli che invece sapevano”. Come afferma Mengiste nella Nota dell’autrice e in alcune interviste, la storia della resistenza etiope – che era riuscita a sconfiggere il potente esercito fascista con poche armi obsolete grazie alla fierezza di un popolo che aveva difeso la propria terra a rischio della vita – permea l’immaginario collettivo etiope e costituisce una contronarrazione rispetto alla storia coloniale ufficiale. L’operazione che compie Mengiste, però, va un passo oltre: la scrittrice reinscrive la presenza delle donne in tale narrazione, costantemente rimossa tanto dalla storia coloniale narrata dai libri di storia italiana, quanto dalla controstoria anticoloniale etiope" (Caterina Romeo su "L'indice dei libri del mese", luglio 2021).

In catalogo: Maaza Mengiste, "Il re ombra", Torino: Einaudi, 2021.
Disponibile anche in ebook.

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