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Biblioteca Civica: riapertura il sabato mattina

A seguito del passaggio del Veneto in zona gialla, a partire da martedì 27 aprile 2021, la Biblioteca Civica di Verona, nel rispetto del norme sul distanziamento fisico e sul divieto di assembramento per contenere la diffusione del contagio da COVID-19, riapre al pubblico in modalità contingentata i seguenti servizi: il servizio di consultazione in sede di materiali...

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Storie incatenate

Un libro alla settimana

Alina Bronsky, "I piatti più piccanti della cucina tatara"

«Ci sono donne che nel ricevere una notizia simile scoppiano in lacrime. Le gambe non le reggono più e loro si accasciano sulle piastrelle a scacchiera della cucina, costringendo gli altri membri della famiglia a scavalcarle se vogliono arrivare al frigorifero. Io non ero una di quelle”. La “notizia simile” è che il marito le ha lasciate per un’altra (in questo caso una cardiopatica insegnante dai capelli color ratto). La categoria di donne alle quali la sagace narratrice non appartiene è quella delle arrendevoli, sdolcinate, e, soprattutto imbelli donnicciuole”.
Perché Rosa, protagonista del secondo romanzo di Alina Bronsky, “I piatti più piccanti della cucina tatara” è una guerriera sovietica e sempre ben pettinata. È una cattiva che non sa di esser tale, una combattente in nome del bene altrui, a patto che questo bene non la faccia sfigurare». [Continua a leggere sul sito dell’editore E/O]

In catalogo: Alina Bronsky, "I piatti più piccanti della cucina tatara", Roma: e/o, 2012.

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Hunger Games. Ballata dell'usignolo e del serpente - Suzanne Collins

“Gli Snow si posano in cima”.

Coriolanus Snow è un giovane studente dell’Accademia, a Capitol City. Quest’anno sarà mentore degli Hunger Games, giochi in cui ventiquattro ragazzi vengono chiusi in un’arena e lì devono massacrarsi finché non ne rimarrà solo uno. A ogni mentore viene assegnato un ragazzo, e a Coriolanus tocca la ragazza del distretto 12, il più povero in assoluto. Dovrà cercare di farla sopravvivere nell’Arena, perché ha disperatamente bisogno dei soldi della vincita.

I temi trattati non sono nulla di nuovo rispetto al precedente “Hunger Games”, ma non lo considero un difetto, dato che questo non è l’obiettivo della storia e inoltre in un racconto così particolari temi delicati stonerebbero con il resto.

Non rivelerò troppo della trama, per non rovinare la storia a chi non l’ha ancora letto, ma mi limiterò a dire che il libro parla di uno Snow “puro come la neve” che cresce in una città malvagia gestito da adulti malvagi e contro la sua volontà si trasforma in quello che i lettori di “Hunger Games” sanno; ma parla anche della storia tra Corio (così lo chiamano tutti) e Lucy Gray; ma anche dell’amicizia tra il protagonista e il pesce fuor d’acqua Seianus Plinth. E ne parla bene. Sì, “Ballata dell’Usignolo e del Serpente” è un libro ricco di sottotrame, che non si limita a raccontare la storia di un ragazzo che fa il mentore negli “Hunger Games”. Addirittura, nell’Arena ci passiamo soltanto un terzo del libro, e il resto si centra soprattutto sulla caratterizzazione dei molteplici personaggi. La scrittura è descrittiva ma non troppo, leggera, il lessico è elevato ma non incomprensibile, le scene trasmettono esattamente quello che vogliono trasmettere. L’unica mancanza, ma inevitabile, sono le canzoni, che scritte non rendono come ascoltate. Però, appunto, non si può fare a meno di questo inconveniente.

Consiglio questo libro soprattutto a chi ha almeno un po’ di dimestichezza col mondo di Hunger Games, perché la scrittrice non fa descrizioni delle cose già menzionate nella trilogia precedente. Non bisogna leggersi i libri, anzi, la storia risulta anche più bella se non si conosce la storia di Katniss Everdeen, ma almeno sapere cosa sono i distretti, l’Arena, gli Hunger Games eccetera.

Leonardo Lucato, Liceo Scipione Maffei, progetto PCTO "Biblioteca Ragazzi", "Leggere on the Road"

Da zero a cento - Heike Faller, Valerio Vidali

Recensione libro ''Da zero a cento''
''Le persone che hanno tempi difficili dietro le spalle sono più capaci di dare valore alle cose positive. Le persone che hanno avuto una vita facile hanno maggior difficoltà a gioirne. Da questo punto di vista la vita sembra essere giusta: la felicità è relativa''
I protagonisti di questo breve libro illustrato sono cento. Ognuno di essi è fondamentale nel mantenimento dell'equilibrio che ci tiene in vita. Questi cento protagonisti... sono la stessa persona. In questo libro i numeri rappresentano la voce narrante di ogni singola età compresa tra i zero e i cento anni, rappresentano insegnamenti di vita, rappresentano momenti ricchi di avvenimenti ma anche poveri di essi; in poche parole...rappresentano tutto.
''Da zero a cento'' è un libro che affronta in modo sincero e, in certi punti ironico, la complessità della vita di ognuno di noi, andando a prendere quel qualcosa che ci accomuna lungo il corso degli anni conferendolo ad un numero: l'età. Nonostante le poche pagine usate per scrivere questo libro, forse andrebbero lette e rilette con tanta attenzione dato che le interpretazioni che potrebbero uscirne sono numerose. Queste poche pagine lasciano un messaggio essenziale ovvero come affrontare la vita e come non affrontarla. Se a volte si ha la sensazione di vivere e cogliere la vita nel migliore dei modi, probabilmente si sta comettendo un errore che potrebbe costarci caro. Basta sfogliare qualche pagina, ovvero qualche età in più, per rendersi conto che forse ci stiamo perdendo qualcosa, un treno che passa e non ritorna, ma anche se lo si coglie, non bisogna cercare di farlo andare veloce come il treno di qualcun altro dato che rischieremmo di deragliare.
''Da zero a cento'' invita il lettore a soffermarsi, prendere un profondo respiro e meditare sul nostro percorso di vita, sulle nostre esperienze passate e su quelle che potrebbero arrivare in base alle nostre scelte. Penso che sia un libro da leggere non una, non due ma cento volte, mille volte, finché non lo si capisce o forse, non si potrà mai capire. Perché? Perché a volte la pigrizia prende il sopravvento oppure la troppa audacia ci spinge troppo oltre. Personalmente consiglio questo libro ad ogni fascia d'età con una considerazione però: non prendere alla lettera ogni pagina, ma a volte cercare di avere come una pinza in mano e con quella prendere le stesse dato che ogni persona vive a proprio modo la vita, non seguendo delle regole ben definite. Quello che va bene per me potrebbe non andare bene a qualcun altro e da questo punto di vista mi sento di criticare il libro. Per il resto penso che gli spunti siano anche più che sufficienti, ma vanno capiti e poi messi in pratica anche perché è meglio perdere un minuto nella vita che la vita in un minuto.
Djordje Despot, Liceo Copernico, Progetto PCTO Biblioteca Ragazzi ''Leggere on the road''

Solo se mi credi - Guido Quarzo, Anna Vivarelli

“Tutto questo potrò farlo… solo se mi credi”

Torino, 1905. Carlo, sedicenne, ha un sogno: diventare pasticciere. Per ora però ha iniziato a lavorare come fattorino per una nota pasticceria torinese, sperando di scalare presto le gerarchie. Carlo vive poi in un altro mondo, quello delle fantastiche storie di Emilio Salgari, scrittore che il giovane adora e di cui ha letto ormai tutti i libri. Un giorno, mentre si reca al lavoro, nota un senzatetto seduto al lato della strada. Per compassione gli allunga un pezzo di pane, ma riceve anche lui qualcosa a sua volta. Lo sconosciuto, infatti, gli allunga una poesia che contiene un significato anarchico. Pur perplesso, il ragazzo accetta lo strano dono e prosegue con la sua giornata. Purtroppo questo scambio di regali getterà Carlo in una storia misteriosa e contorta. Dopo qualche tempo il senzatetto, incontratolo apparentemente per caso, gli chiede di consegnare una lettera ancora più misteriosa della poesia. Passati alcuni giorni, però, il mendicante viene trovato morto in un canale e viene identificato come un pericoloso anarchico, implicato nell’omicidio del re Umberto I nel 1900. Carlo si troverà dunque a che fare con perfetti sconosciuti che con domande e richieste, che aggiungeranno mistero e un po’ di aria mistica, ai limiti dello spiritismo, ad una storia che, al contrario dei romanzi del tanto amato Salgari, si svolge nella vita reale.

La vicenda di Carlo è molto strana e contorta, o perlomeno così mi è sembrata. Tanti personaggi, descritti in scene frenetiche e contorte, si intrecciano in una narrazione che riesce a delinearsi in modo abbastanza chiaro solo leggendo il libro con attenzione. Seppur io abbia trovato qualche episodio un poco forzato e qualche personaggio non ben delineato, tuttavia, la trama, una volta compresa, è frizzante e coinvolgente, facendo venir voglia di andare a fondo in questo mistero che attanaglia una splendida Torino dei primi anni del ‘900. Un aspetto interessante è il dualismo che la storia mostra riguardo a due diverse realtà: quella vera, hic et nunc, qui e ora, e quella mistica-spiritica, tendente al soprannaturale, che aiuterà non poco nei risvolti della vicenda. Il sovrannaturale mi ha personalmente colpito, non per i suoi metodi, ma per il coinvolgimento che riceve nella storia. Donne vedove di marito si presentano spesso dalla medium di turno, cercando un contatto solo fittizio. Questo aiuta però (è un pensiero personale) a capire dove l’uomo e la sua pazzia, soprattutto se non istruito come in quegli anni, possano spingersi per conoscere una verità tranquillamente ricercabile nel mondo reale, come testimoniano poi il proseguimento della storia. Ultimo, ma non per importanza, argomento, è il sogno di Carlo. La sua aspirazione è coinvolgente e fa riflettere soprattutto sui sacrifici che al tempo si dovevano fare per raggiungere determinati obiettivi, guardando con occhio diverso la situazione attuale, dove ci lamenta per qualsiasi piccola noia.

Samuele Guarnieri, Liceo Maffei, Progetto PCTO Biblioteca Ragazzi, “Leggere on the road”

R: The hate u give - Angie Thomas

Questo romanzo racconta la storia di una ragazza afroamericana di nome Starr Carter, la quale assiste all’omicidio del suo migliore amico da parte di un poliziotto bianco. Ora Starr ha solo una scelta da compiere: continuare a fingere sulla sua identità nella scuola più altolocata del quartiere o raccontare al mondo la verità riguardo quella notte?
Alla base di questo “Miracolo editoriale” (come lo descrive il The Guardian) vi sono così tanti aspetti della vita quotidiana che siamo abituati a non notare nemmeno, ritenendoli forse troppo ordinari per attribuire loro anche solo un minimo di importanza.
Starr, la protagonista del libro, col suo mutare atteggiamento in base ai luoghi, alle persone e agli ambienti mi ha trasmesso quanto sia spossante cercare di essere ciò che in realtà non si è. Detesto le bugie eppure anch’io alle volte mi sono comportata come lei, mentendo sul mio essere, mentendo a volte anche a me stessa, solo per cercare di plagiare ciò che ero per sentirmi più a mio agio o forse per creare una realtà in cui fossi totalmente e indiscutibilmente diversa. Il giorno in cui ho finito questo libro, ho imparato questo: non avere mai paura di ciò che sei, non avere mai paura di camminare a testa alta, non avere mai paura delle tue origini. Starr l’ha capito a fine romanzo quando, citando pagina 403, ha appreso che mentire a sé stessa non serviva a nulla: “Mi vergognavo di Garden Heights e di tutto quello che rappresentava. Se non posso cambiare le mie origini e il mio vissuto, perché dovrei vergognarmi di ciò che mi rende quella che sono? È come vergognarsi di se stessi”.
L’amore segue ogni passo della vita di Starr, l’amore è il motivo che la spinge a parlare, a utilizzare la sua voce per raccontare cosa le era accaduto. All’inizio aveva paura, paura che fare la cosa giusta non bastasse, non rendesse a pieno giustizia a Khalil, ma dopo, con l’aiuto della madre, ha compreso che l’importante non era fare la cosa giusta e pensare che sarebbe potuta andare male, ma farla e rifarla, per lasciare un segno, per lasciare qualcosa di lei al mondo. Perché, che senso ha avere una voce se poi resti in silenzio quando non dovresti? Lei ha avuto coraggio perché il coraggio non è non avere paura ma andare avanti nonostante la paura. Lei non ha solo avuto il coraggio di parlare, lei ha avuto il coraggio di pensare fuori dagli schemi, ha avuto il coraggio di deviare il suo atteggiamento verso una strada comune, ha avuto il coraggio di abbattere i pregiudizi che la gente aveva su di lei, ha avuto il coraggio di combattere contro questi pregiudizi semplicemente utilizzando la diversità come un punto a favore e non a sfavore.
Infine credo che sia giusto pensare alla diversità come un male, godiamocela. Siamo tutti dannatamente e magnificamente differenti. Ognuno di noi ha una storia unica e una personalità altrettanto speciale. Siamo tutti diversi, e allora perché considerare la diversità un problema? È come sputarci addosso e dire “Sì sono una problematica pure io in effetti”, come quasi a significare che siamo sbagliati. Ma nessuno è sbagliato, le nostre scelte sono dettate da qualcosa di profondo.
Francesca Comper
4AES, Liceo Montanari
"Leggere on the road" - Progetto PCTO con la Biblioteca Ragazzi, maggio 2021

L'ultima notte della nostra vita - Adam Silvera

L’ultima notte della nostra vita di Adam Silvera o They Both Die At The End in lingua originale (ad essere sincera, il titolo in inglese è più bello) racconta la storia di due ragazzi che si incontrano nell’ultimo giorno della loro vita. Sono stati contattati da parte di Death Cast che avvisa tutti coloro che sono destinati a morire nelle successive 24 ore, in modo che possano vivere a pieno la loro ultima giornata. Ma “la vita non è fatta per essere vissuta da soli. E neanche i giorni finali”, quindi due ragazzi, Mateo e Rufus, ricorrono all’applicazione last friend per conoscere qualcuno con cui passare l’ultimo giorno della loro vita. Non sanno però che tra le varie avventure sboccerà un amore. Accompagnati da questo sentimento, vivranno a pieno il loro ultimo giorno.
Questo è stato il primo libro che ho letto pur conoscendo il finale. Mi ha catturata all’inizio e non mi ha più lasciata andare; infatti, anche nei momenti in cui non leggevo i miei pensieri erano legati alla vicenda dei personaggi. Mi ha fatto riflettere a lungo, sia sull’incombenza della morte, sia sull’importanza della vita. Tutti questi ragionamenti sono stati riportati minuziosamente ad amici. Da qui sono partite animate discussioni.
Pertanto, caro lettore di questa recensione, se hai voglia di una lettura che ti faccia arrovellare pensando per ore a ciò che hai letto e che ti dia un impulso incontrollabile di parlarne con chiunque, non puoi fare a meno di questo libro.
Ottavia Perilli, Liceo Scipione Maffei.
Progetto PCTO Biblioteca Ragazzi, “Leggere on the road”

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